Si può fare. Non è solo una favola.
L'altro giorno sono passata in biblioteca..mi lascio attrarre de un libro esposto sugli scaffali a giorno.
E' di Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006. Confesso che non lo conoscevo affatto.
Il libro si intitola "Si può fare. Come il business sociale può creare un capitalismo più umano".
Il motto che spesso mi accompagna in questo periodo della mia vita è "Why not? Perchè no?".
Sarà per questa sintonia tra due formule brevi ed efficaci ( si può fare, perchè no?) che passo dall'attrazione alla lettura.
Yunus è nato e cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bangladesh.
Da professore e direttore del dipartimento universitario di economia del suo paese passa, negli anni '70, all'attivismo socialmente impegnato. "Tutto è cominciato perchè in Bangladesh intorno a me non c'era che povertà. E' stata la terribile carestia del 1974 a costringermi a uscire dai confini del campus..".1
E da quella che Yunus definisce "la naturale reazione ad uno stato di gravissima crisi" alla scoperta della vocazione di tutta una vita il passo è stato breve: fino alla fondazione nel 1977 della Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il microcredito senza garanzie, diffuso in 57- dico 57- paesi. In pratica, una Banca per i poveri, per la quale l'accesso al credito è stato promosso a a diritto umano.
Grameen è solo il primo passo: l'orizzonte è quello di un mondo senza povertà, le azioni (anche finanziarie) per costruirlo sono quelle di un'inedita forma di capitalismo e di impresa che si chiama "business sociale".
Potete informarvi e approfondire, se volete: ma questo mio incontro con l'Autore ho voluto raccontarvelo per un altro motivo.
Cito dalla pagina 93: "Dunque è bene partire dal mondo intorno a casa, cercando di servirsi
soprattutto delle competenze , delle risorse e dei vantaggi di cui già si dispone direttamente: e se questi mezzi appaiono a prima vista inadeguati all'obiettivo da raggiungere, occorre aguzzare l'ingegno e farseli bastare".
Mi colpiscono, queste parole.
Sono di quelle che hanno il buon sapore di un'ideale intriso di concretezza.
Non più di quattro mesi fa, nel pieno di una crisi lavorativa e personale, sono ripartita da questo.
Dal mio mondo, fatto di figli, di musica, di voglia di bellezza e compiti educativi.
Dalle competenze, risorse e vantaggi, miei, e di alcune professionisti e persone amiche.
Da un aguzzare l'ingegno, per cercare e trovare formule nuove che, pur pescando nell'antico – e in definitiva nei bisogni più profondi dell'essere umano – possano essere efficaci per creare.
Creare lavoro, benessere, educazione, spazi di fantasia e di gioco, luoghi dove si abbia il piacere di agire ricordandosi che - pur dovendone usare- non siamo fatti solo per il denaro.
Così, un po' per sfida un po' per gioco, e accorgendomi che di fatto invece la cosa è seria, è nato il progetto di "Robe da favola". Per ora nella forma dell'associazione culturale.
Ma di questo, se vi pare, parleremo un'altra volta.
Ce ne vorranno, di pagine, per arrivare alla parola fine. Le favole sono fatte così: anche quando finiscono, si può sempre narrarle come fossero nuove.
Se anche un premio Nobel ci ha scritto su un intero libro, si può fare, si può ancora dire :"C'era una volta..e forse c'è ancora".
Prendere la propria penna, aguzzare l'ingegno, e cominciare dal farsela bastare.
1 Muhammad Yunus, Si può fare. Come il business sociale può creare un capitalismo più umano, Feltrinelli 2010, p.7.